L'assedio di Kiev

In Ucraina, in attesa che scatti ufficialmente lo sciopero generale indetto dalle forze di opposizione a partire da oggi, fin dal primo mattino centinaia di manifestanti sono tornati a riversarsi nel cuore di Kiev e hanno cinto d'assedio i principali edifici pubblici: il Palazzo del Governo, la Presidenza della Repubblica, la Banca Centrale. Risparmiata solo la sede della Rada Suprema, il Parlamento ucraino. I dimostranti hanno bloccato le strade adiacenti con ostacoli di ogni genere, senza però paralizzare il traffico, utilizzando i propri veicoli, ornati con i simboli della protesta, e trasformando i bidoni della spazzatura in fioriere. Leggi anche La triangolazione di Kiev - Tymoshenko story
14 AGO 20
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In Ucraina, in attesa che scatti ufficialmente lo sciopero generale indetto dalle forze di opposizione a partire da oggi, fin dal primo mattino centinaia di manifestanti sono tornati a riversarsi nel cuore di Kiev e hanno cinto d'assedio i principali edifici pubblici: il Palazzo del Governo, la Presidenza della Repubblica, la Banca Centrale. Risparmiata solo la sede della Rada Suprema, il Parlamento ucraino. I dimostranti hanno bloccato le strade adiacenti con ostacoli di ogni genere, senza però paralizzare il traffico, utilizzando i propri veicoli, ornati con i simboli della protesta, e trasformando i bidoni della spazzatura in fioriere.
Molti dipendenti statali sono stati costretti a tornare a casa, dal momento che l'accesso agli uffici era impossibile. "Non smetteremo di protestare finché le autorità non si saranno dimesse", ha arringato la folla Oleksandr Turcinov, portavoce dell'Unione Pan-Ucraina 'Patria', il partito dell'ex premier Yulia Tymoshenko, attualmente in carcere.
Nel frattempo, per prevenire assalti da parte delle forze anti-sommossa, diverse migliaia di persone avevano trascorso la notte all'addiaccio in Maidan Nezalezhnosti, nome in lingua locale di Piazza dell'Indipendenza, simbolo della rivolta contro il presidente filo-russo Viktor Yanukovic e teatro principale delle manifestazioni attuali, così come lo furono della Rivoluzione Arancione fra il 2004 e il 2005.
Già ieri cinquecentomila manifestanti (150mila secondo la polizia) avevano invaso le strade di Kiev per chiedere le dimissione del presidente Yanukovic e del suo governo, "colpevole" di aver accettato l'abbraccio russo e snobbato le offerte dell'Ue. Secondo il ministero dell'interno nella giornata di ieri si sono contati 100 feriti tra gli agenti (di cui 39 ricoverati in ospedale) e 53 tra i militari.